
Nel pieno delle guerre civili romane, dopo la vittoria di Cesare a Farsalo, l'Illirico divenne teatro di importanti operazioni militari. Nel 48 a.C., Cesare inviò il legato Aulo Gabinio con dei rinforzi, il cui percorso portò a Burnista sul fiume Cherca, un passaggio strategicamente importante verso i bellicosi Dalmati. Sebbene l'esercito di Gabinio subì una pesante sconfitta per mano dei Dalmati, questo evento sottolineò l'importanza di Burnum come potenziale roccaforte militare. Mezzo secolo dopo, Augusto si vantò con orgoglio di aver recuperato le insegne legionarie dai Dalmati, impresa riuscita durante le sue operazioni belliche dal 35 al 33 a.C. Burnum servì allora come base fondamentale da cui Ottaviano partì per la guerra contro i Dalmati, estendendo la provincia romana dell'Illirico in profondità nell'entroterra continentale e aprendo una comunicazione terrestre tra le province occidentali e orientali dell'Impero.

La pace nella provincia dell'Illirico, nota in seguito come Dalmazia, non fu duratura. Tra il 6 e il 9 d.C. scoppiò una vasta guerra, nota come Bellum Batonianum, che scatenò il panico a Roma. Augusto mobilitò quindici legioni e truppe ausiliarie, e sul campo si distinsero i suoi migliori generali, tra cui il futuro imperatore Tiberio. Dopo aver sedato la rivolta, Roma garantì la pace stabilendo un sistema di fortificazioni, inclusi due accampamenti legionari – Burnum e Tilurium – e una rete di strade militari. Queste guarnigioni, con circa quindicimila soldati, furono rafforzate dal sistematico insediamento di veterani in aree fertili e spopolate, eliminando così pianificatamente lo strato di giovani ribelli e prevenendo la possibilità di nuove insurrezioni.
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Sulla riva destra del fiume Cherca, di fronte all'insediamento autoctono di Burnista sul colle di Puljane, fu costruito un accampamento legionario permanente in pietra. Durante il primo secolo, l'agglomerato di Burnum contava dai quindici ai ventimila abitanti, tra soldati, veterani, popolazione indigena e coloni, rendendolo il più grande insediamento della Liburnia romana. L'esercito era un vero crogiolo etnico, che attirava persone da tutto il mondo romano: dall'area celtica dell'Italia settentrionale alla Gallia, alla Macedonia, alla Siria e alle regioni alpine. Le mogli e i figli dei soldati, i mercanti e gli artigiani di ogni tipo arrivavano in cerca di opportunità commerciali, creando una società dinamica. Il fiume Cherca, ricco di pesci e adatto alla costruzione di mulini e gualchiere, offriva ai veterani ulteriori possibilità di sostentamento e attività artigianali, come confermato dalle lapidi rinvenute nel canyon.

Le ricerche archeologiche a Burnum hanno rivelato una ricchezza di prove materiali che testimoniano la sua importanza. Dopo l'assassinio di Caligola, l'imperatore Claudio salì al potere nel 41 d.C. e, grato per la lealtà dell'XI e della VII legione durante la rivolta di Scriboniano, conferì loro il titolo onorifico di Claudia pia fidelis. Claudio investì ingenti risorse per modificare la fisionomia urbana di Burnum, come dimostrano le iscrizioni frammentarie sul restauro dell'edificio di comando (principia) e la costruzione dell'anfiteatro. I ritrovamenti di sigilli dell'XI legione con il marchio CPF sulle tegole indicano una fase costruttiva del campo di addestramento militare (campus) risalente a quel periodo. Più tardi, dopo il suicidio di Nerone nel 68 d.C. e la guerra civile, l'imperatore Vespasiano inviò a Burnum la IV legione (IIII Flavia felix), il che conferma ulteriormente l'importanza strategica di questo luogo per l'Impero Romano.